La c.d. concussione ambientale

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A cura di: dott.ssa Claudia Ercolini

La concussione ambientale: fattispecie criminosa elaborata dalla giurisprudenza

La rilevanza degli interessi in gioco in relazione ai reati contro la P.A. è particolarmente chiara ed evidente, dati i continui interventi legislativi volti a specificare la portata e le peculiarità degli interessi in questione o ad incriminare nuovi aspetti e nuovi fenomeni che si delineano e radicano nella società. D’altro canto è proprio la Costituzione che all’art. 97 pone in evidenza la necessità di garantire il buon andamento e l’imparzialità della macchina amministrativa, da cui derivano una serie di corollari, quali la trasparenza, l’efficienza, l’efficacia, l’economicità ed altri.

Proprio l’importanza di tali valori ha condotto spesso, anche la stessa giurisprudenza, ad elaborare nuove figure in tale ambito. Questo è il caso che si è verificato, a partire dagli anni ’80, in merito alla figura della “concussione ambientale”: invero nonostante i diversi e numerosi progetti di legge presentati al riguardo, alcuna normativa è stata ancora varata in proposito.

Con questa espressione si suole indicare quella peculiare fattispecie di concussione in cui il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio non pone in essere una condotta direttamente induttiva nei confronti del privato, ma adotta un atteggiamento volto a rafforzare nello stesso, attraverso comportamenti significativi, ammissioni o silenzi, la convinzione di dover effettuare la illecita dazione o promessa, sulla scorta di una prassi consolidata nell’ambiente di riferimento.[1]

La giurisprudenza, pertanto, introducendo questa variante, ha inteso ampliare le modalità con cui il reato di concussione può manifestarsi nella realtà fenomenica, introducendo il riferimento alle prassi tacite, tali per cui il privato percepisca il pagamento del denaro o la dazione di altre utilità come condizione necessaria ai fini della permanenza nel giro di affari della PA.

In questo caso, dunque, l’induzione non deve essere esteriorizzata, in quanto agiscono delle circostanze storico-fattuali che la rendono superflua: il privato risulta convinto già ex se della impossibilità di non adeguarsi al sistema illecito.

Pertanto, siccome la fattispecie rientrerebbe nel fenomeno della induzione in senso lato, la giurisprudenza tende a ricondurla all’ambito applicativo della induzione indebita a dare o a promettere utilità di cui al 319 quater c.p., in quanto la stessa può qualificarsi come “reato a forma libera”, così da ricomprendere anche le suggestioni tacite.

La ratio di tale intervento giurisprudenziale è sicuramente quella di colpire il cosìdetto clima concussionario, ovvero quella pressione o suggestione esercitata sul privato dall’ambiente o dal sistema in cui opera il funzionario pubblico.

Tuttavia non è facile individuare i precisi confini di tale figura ed in particolare la sottile linea di confine rispetto al codificato reato di corruzione, tale per cui spesso la dottrina lamenta la violazione dei principi cardine di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali e, come corollario, una conseguente eccessiva discrezionalità del giudice penale tale da poter sfociare in arbitrio. In particolare le critiche si concentrano sul concetto di “stato di soggezione determinato dall’ambiente”, che sembra quasi avvicinarsi alla fattispecie del plagio, dichiarata pertanto incostituzionale data la impossibilità di accertare il fenomeno della dipendenza psicologica tra due soggetti.[2]

Come chiarisce la Suprema Corte[3], affinchè possa configurarsi la figura della concussione ambientale è fondamentale che il privato non sia perfettamente consapevole e conscio delle attività illecite esercitate dal funzionario pubblico e che non vi abbia già preso parte con continuità in altre occasioni.

Pertanto non sarà ravvisabile l’ipotesi della concussione c.d. “ambientale” qualora il privato si inserisca in un sistema nel quale il mercimonio dei pubblici poteri e la pratica della “tangente” sia costante, in quanto viene a mancare completamente in lui lo stato di soggezione: in questi casi, infatti, il privato, ormai esperto ed avvezzo al sistema illecito, tende ad assicurarsi vantaggi illeciti, approfittando dei meccanismi criminosi.[4]

Al contrario, una tipica situazione in cui si può ritenere integrata tale figura di creazione giurisprudenziale, è quella in cui sussista una convenzione tacitamente riconosciuta da entrambe le parti, convenzione che il pubblico ufficiale fa valere ed il privato subisce, nel contesto di una necessaria “comunicazione” che si riferisce a condotte già “codificate”, seppur non palesemente riconosciute come tali. A tale fine, però, è sempre necessario procedere alla valutazione del caso concreto, non essendo sufficiente l’accertamento che, all’epoca dei fatti, si vertesse in una situazione generale in cui la pretesa, da parte di soggetti proposti ad incarichi pubblici, di ricevere compensi in relazione alle decisioni da prendere fosse nota e considerata, sotto vari profili, stringente da parte dei privati.[5]

Oppure possiamo citare il caso in cui la Corte d’Appello di Venezia 466/96 ha ravvisato il fenomeno della concussione ambientale nell’ipotesi in cui il privato, per ottenere l’assegnazione di spazi espositivi in una fiera, paga danaro all’incaricato di un pubblico servizio nella convinzione della ineluttabilità del pagamento per una diffusa prassi illegale. Nel caso di specie, il comportamento suggestivo del pubblico agente va ravvisato nella condotta del soggetto responsabile di tali assegnazioni che, pubblicizzando la sua intenzione di assegnare i posti in fiera alle sole ditte che avessero pagato, ingeneri nei soggetti passivi un turbamento, idoneo a persuaderli all’esborso di danaro. Per cui il danno a cui il privato si vuole sottrarre è costituito dal vedersi scavalcato dagli altri concorrenti, subendo il conseguente pregiudizio al suo diritto di compere alla pari.

Infine, al fine di superare le critiche della dottrina circa la labile linea di confine che distingue l’ipotesi della concussione ambientale dalla corruzione viene generalmente valorizzato l’elemento del danno e del vantaggio: nella corruzione, infatti, il privato mira coscientemente ad ottenere un vantaggio illecito mentre nel caso della concussione ambientale il privato, seppur cede alle suggestioni implicite che gli derivano dall’ambiente circostanze, lo fa al fine di evitare un danno ingiusto. Pertanto il privato agisce spinto dal timore di subire delle ritorsioni in caso di mancato adeguamento alle pressioni del sistema, lungi dall’acconsentire ad un accordo perfettamente paritario con il funzionario pubblico.[6]

[1] GALLI R., (2017). Nuovo corso di diritto penale. Cedam, Italia, Milano

[2] https://www.diritto.it/articoli/penale/levanti.html

[3] Cass. Penale, Sez. VI, 21 novembre 2002, n. 36551

[4] GALLI R., (2017). Nuovo corso di diritto penale. Cedam, Italia, Milano

[5] Cass. penale., Sez. VI, 13 aprile 2000, n. 11918

[6] Cass. penale, sez. VI, 21 gennaio 2005, n. 12175